Questione di Metodo! Come si ricorda.

Questione

Cominciamo trattando un “fenomeno” che avrete già incontrato diverse volte nel corso della vostra vita e che merita di essere affrontato per primo, visto che dalla corretta comprensione di esso dipende tutto quello che seguirà poi. La mancata conoscenza e comprensione del seguente tema vi lascia in balia delle notizie che quotidianamente vi “bombardano”. Potreste essere incorsi nel “fenomeno” in diversi modi: attraverso le notizie sentite in televisione, alla radio, attraverso volantini informativi oppure parlando con altre persone. Facciamo un esempio; state chiacchierando con un conoscente e vi sentite dire “… beh certo che se non ti sforzi a ricordarti le cose, continuerai a dimenticarle. Lo sanno tutti che ci si ricorda meglio ciò che si vuole ricordare!”.

Ebbene, tale affermazione ben si presta alla logica del pensiero comune, sembra vera e propria psicologia … del quotidiano, e in effetti lo è. Il punto è proprio questo, “sembra”. Esiste una drammatica differenza tra la cosiddetta psicologia del senso comune e la psicologia scientifica. La prima si basa su “apparente” buon senso, la seconda si basa su un rigoroso metodo. La prima può apparire vera in base alla bravura dell’oratore, la seconda è ragionevolmente vera in funzione di opportune procedure che se rispettate devono dare sempre quel risultato, non ha nessuna importanza se l’oratore è bravo o no! La prima si ferma all’apparente logicità, la seconda allo scrupoloso controllo dei risultati. E’ troppo facile fare affermazioni e “spacciarle” per vere (magari usando un linguaggio forbito e aggressivo) senza sottoporsi alla verifica sperimentale dei risultati. Veniamo quindi al punto. La differenza sta fondamentalmente nel metodo di controllo delle spiegazioni. Lo strumento usato per costruire teorie scientifiche è il “Metodo Sperimentale”, regalatoci dal duro lavoro di alcuni nostri predecessori che vedono in Galileo Galilei il rappresentante più importante. Il metodo sperimentale è stato messo a punto per studiare il mondo fisico, la natura esterna a noi, e solo poco più di un secolo fa è stato trasferito allo studio dell’uomo.

Torniamo al nostro esempio, l’affermazione del nostro interlocutore suggerisce che in genere l’uomo ricorda di più le cose che ha deciso di ricordare, e quindi si riferisce alla capacità della memoria “intenzionale” di essere superiore alla memoria “incidentale”. Bene, partendo da questo presupposto e applicando il metodo sperimentale il sig. Mandler nel 1967 ha testato proprio questa affermazione. E come? (Scoprirete che gli scienziati sono molto creativi nell’ideare modi per testare le teorie) Il sig. Mandler prese un po’ di gente ed creò quattro gruppi. Le persone avevano il compito di leggere una lista di parole. Prima di cominciare lo sperimentatore diede ai vari gruppi delle istruzioni diverse. A due gruppi fu detto di leggere e memorizzare una lista di parole (memoria intenzionale), e agli altri due gruppi fu detto solamente di leggere la lista di parole (memoria incidentale). Non è finita (Cosa si deve fare per testare seriamente le teorie…) all’interno di ognuno dei due gruppi i compiti venivano ulteriormente diversificati, un gruppo doveva ripetere le parole della lista e un gruppo doveva raggrupparle secondo il criterio “potrebbero appartenere alla stessa categoria”, così ad esempio mela e pera potevano essere raggruppate sotto la categoria “frutta”. A quel punto Mandler aveva creato quattro gruppi diversi: due per memorizzazione sollecitata (intenzionale o incidentale) e due per istruzioni fornite (ripeti o raggruppa).

16 persone

4 Intenzionale

4 Incidentale

2 intenzionale e ripeti

A

2 intenzionale e raggruppa

B

2 Incidentale e ripeti

C

2 incidentale e raggruppa

D

I risultati portano a risultati sorprendenti. Solo il gruppo C ottenne una prestazione bassa (avevano semplicemente ripetuto). I gruppi B e D ottennero entrambi una buona prestazione, indipendentemente dal tipo di memoria usata (Intenzionale e Incidentale). Ne consegue che non è l’intenzionalità, cioè il voler ricordare, la variabile più importante per ottener una buona prestazione, ma semmai, il fattore rilevante si rivela essere la modalità di codifica delle informazioni. In altre parole, è importante, al fine di ricordare bene, come le informazioni in entrata sono integrate in strutture della memoria già esistenti. Senza, per il momento, addentrarmi nei meandri della memoria e del suo funzionamento (che peraltro sarà trattato più avanti), la conclusione è che una teoria ingenua della memoria non è sufficiente a spiegare i risultati che si ottengono con il metodo sperimentale. Solo quest’ultimo ci consente di studiare in condizioni controllate le prestazioni mnestiche della memoria.

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