L’uomo fa parte della natura? Può essere studiato?

L’affermazione del titolo di questo post, oggi, non fa saltare nessuno dalla sedia (ovviamente quelli che comprendono a fondo l’affermazione;-)). Oggi la scienza studia l’uomo considerandolo un elemento della natura, né più né meno. I risultati sono sotto gli occhi di tutti; le condizioni di vita negli ultimi 100 anni sono notevolmente migliorate. Ma, nonostante il titolo possa apparire banale, la sua accettazione ha fatto i conti con numerose difficoltà. Ci è voluto un lungo cammino che ha avuto tre tappe fondamentali. Freud le ha chiamate “le tre grandi mortificazioni del genere umano”; la prima è arrivata quando Copernico ha scoperto che la Terra non è al centro dell’universo, la seconda quando Darwin ha affermato che l’uomo è solo il risultato di un diverso processo evolutivo e non è diverso dalle altre specie animali e la terza è arrivata proprio con Freud che indagando sull’inconscio si rese conto che esistono numerosi processi di cui siamo inconsapevoli e questo portò alla conclusione che “non siamo neppure padroni in casa nostra”.

Una nota a parte merita sicuramente Darwin che oggi viene considerato la persona più influente di tutti i tempi. La teoria di Darwin è controintuitiva e, ancor oggi da una certa parte di persone considerata sacrilega. Infatti, è molto più facile ricordare e magari confondere la suddetta con la teoria dell’evoluzione di Lamarck (che è molto Intuitiva). Lamarck diceva sostanzialmente questo: frequentare un certo Ambiente produce in un individuo una serie di alterazioni del suo comportamento. Queste, poi si ripropongono nella prole che in questo modo parte avvantaggiata in quanto più adatta all’Ambiente. Con il passare del tempo, quindi gli individui di una data specie saranno sempre più adatti alle caratteristiche dell’Ambiente in cui vivono.

La teoria di Lamarck è scientificamente errata. Provate una sensazione strana nel leggere quanto ho detto a proposito della teoria di Lamarck? Nulla di strano; per come siamo mentalmente architettati è abbastanza naturale accettare per buona la sua teoria. La sua teoria è infatti la teoria dello studio dei Simili, può essere paragonata all’esempio della cura del Santone di qualche post fa. Lamarck non si è dato la briga di analizzare tutti i risultati possibili. Ciò che, invece, puntualmente ha fatto Darwin. Egli infatti concentrò la sua attenzione sui Diversi. Osservando diverse specie animali delle isole Galpagos si accorse che in ogni popolazione naturale esistevano degli individui un po’ diversi dalla media, i cosiddetti varianti spontanei. La teoria di Darwin in sintesi dice che per effetto di pura casualità, ogni tanto in una specie si affermano delle varianti, e poi l’ambiente favorisce la loro diffusione. Potete capire bene cosa significhi questa affermazione per certi ambienti (in primis la chiesa) e per certe ideologie (idee di supremazia di alcune razze).

L’aspetto più difficile da digerire è sostanzialmente la presenza così rilevante del Caso (e non di una qualche Divinità) come fattore esplicativo. Benchè il caso e la probabilità siano diventati gli ingredienti di ogni teoria scientifica, il nostro senso comune risente di una tradizione millenaria aliena dalla nozione di probabilità. Ancora oggi, persone colte sono inclini ad attribuire memoria ad un dado o ad una moneta.