Affermazioni autocelebrative? Che controllo c'è dietro?

Un altro argomento di attualità sono le affermazioni auto celebrative, ossia quei ragionamenti che senza un attento controllo potrebbero causare guai (anche seri!). Il caso del Santone.

Poniamo il caso che una persona abbia somministrato la cura (potrebbe essere una qualsiasi cosa, una medicina, una seduta psicologica, una modalità di vita, ecc) a 18 “malati”. Di questi, 12 sono guariti e 6 no. Il “santone” nonostante la non infallibilità della cura si convince che essa funziona bene. E tale notizia comincia a circolare tra le persone che, ovviamente, cominciano a richiederla. Se tale rapporto di guarigione continua, finirà che sempre più persone crederanno alla sua efficacia. Pochi si chiederanno perché questa cura funziona. La gente, di solito per giudicare, si basa sul rapporto tra guariti e non guariti, e dato che i primi sono maggiori dei secondi la fama del “santone” cresce. Gli esperti, probabilmente, dubiteranno e il pubblico penserà che sono proprio loro a non capire. D’altronde capire la malattia e il perché la cura del “santone” funziona non è così rilevante quando così tante persone guariscono.

Perché questo modo di ragionare è ingenuo?

Il motivo è semplice, perché i dati analizzati non sono sufficienti per un vero controllo degli stessi. Bisognerebbe, infatti poter controllare anche coloro che non si rivolgono al “santone” e capire se guariscono o no dalla stessa “malattia”. L’esperto, a differenza del “santone” (che proprio non ha interesse nel farlo) e del pubblico, raccoglierebbe anche i dati relativi a questi ultimi pazienti e potrebbe ottenere una tabella simile a quella seguente:

Cura “santone”

SI

NO

SI

A:12

B:6

Guariti

NO

C:6

D:3

Come si può notare, la percentuale di guariti è sempre di due terzi (6 su 9 e 12 su 18) e questo mette in evidenza che la cura non fa differenza.

La sorpresa di questo risultato non deve stupire, spesso si verificano queste sviste e ciò è intrinsecamente legato con la nostra architettura cognitiva ( o della nostra mente). Si tende, per diversi motivi a non considerare i valori, i dati che nella tabella corrispondono a “B” e “D”. La questione della verifica delle teoria a partire dalle loro conferme apre una pagina di storia enorme. Per il momento non entreremo nel merito e ne parleremo in modo dettagliato in futuro. Di fatto, spesso, noi tutti tendiamo a verificare le teorie partendo dal presupposto che esse siano vere. Bisognerebbe, invece assumere un atteggiamento inverso e cercare elementi che possono falsificarla.

L’auspicio di queste poche righe non è di vedere una trasformazione culturale della società in tanti piccoli scienziati che analizzano nei minimi dettagli ogni questione, ma quello di aver fatto intuire al lettore la possibilità di un nuovo e più efficace approccio alle questioni. Solo un atteggiamento critico, dove critico non significa contrario ma attento e non passivo, può farci vivere Bene in questo mondo pieno di stimoli (a volte innocui e a volte no).